sabato 23 dicembre 2017

OTTOBRE 2017


                                   IL GRAFFIO DEL VIAGGIATORE                                                            (per scrittori anarchici ... completamente liberi)                                            
Anno 2 - Numero 34 – Ottobre 2017                                                                                                                                                                                                                                                                                        GRAFFI DI OTTOBRE
                                                                         VITA DA EXPAT di Miguela
                                                             PASEO DE ALCALA' di Giuditta Bertari
                                                                           AYAHUASCA di Ivan Ske


                                                                                         VERSI LIBERI


LE MIE PAURE di Pino Bramante


... L’ANGOLO DELLA BATTUTA
Per dimenticarci di essere seri ...

La battuta di Pino Bramante


.... COSE STRANE DAL MONDO


La foto di Ivan Ske


PAROLE IN LIBERTA'

di Ivan Ske


... I’M STILL FREE – 
I sogni e i progetti di
chi non vuole smettere di correre...
Scriviamo e lasciamoci andare sempre
e ovunque ...

di Ivan Ske

 RIFLESSIONI SULLA VITA

di Ivan Ske

 IL VIAGGIO 
 Spazio dedicato alla sintesi
delle nostre emozioni
quelle dell’ultimo viaggio ... il più bello ...
il più vivo ... il più immenso

COLOMBIA di Ivan Ske


IL VIAGGIO IMMAGINARIO 
 quello che hai sempre sognato ma che non hai mai realizzato ...

 AURORA BOREALE di Ivan Ske


 ANGOLO DEI LIBRI

I libri consigliati da Ivan Ske


 LA MUSICA PER CHI VUOLE VEDERE

La musica di Max Murganti e di  Ivan Ske


IL MURO

di Ivan Ske


Mente e Corpo
CORRERE NON SERVE A NIENTE...
COME VIAGGIARE...
Spazio dedicato a chi ama correre...


oltre che viaggiare.

di Oliviero 


                                                     Risultati immagini per graffi




Buone feste a tutti.

 Ricomincio il viaggio de Il Graffio da ottobre anche se siamo a due giorni dal Natale. Sì potevo fare anche un trimestrale, ma spero di recuperare i mesi perduti a svillupare questa bellissima idea del blog. Grazie a tutti voi i contenuti non mancano e non dimenticatevi di scrivermi qualsiasi vostro pensiero.
Tutti coloro che vogliono intervenire con un loro pensiero, argomento, articolo di viaggio e non, sono invitati calorosamente a farlo. Sarà pubblicato sul prossimo numero del Graffio del Viaggiatore.

Grazie mille


ilgraffiodelviaggiatore@gmail.com 




GRAFFI  di OTTOBRE

Quando si ha voglia di partire ... di non pensare più a nulla ... solo ... e con tanta strada da fare ...

Questo mese c'è una bellissima novità, una mia carissima amica, la quale vive e lavora in Irlanda mi ha regalato un pezzo straordinario ricco di emozione, di pura e dura realtà. Una donna con una tenace così forte da non arrendersi mai.



VITA DA EXPAT






Dicembre, dicembre è un mese che porta novità nella mia vita. Dicembre 2016 fu la fine di una lunga esperienza a Como sia professionalmente sia di vita italiana. Quel mese persi il lavoro, cosa fare? Mi ritrovai davanti a un bivio: rimanere in Italia o cercare fortuna all'estero? Come molti, anch'io tentai di trovare "qualcosa" prima in Germania e poi in Irlanda. 
Germania: qui cercai prima di imparare la lingua per poi tentare di trovare lavoro, ma dopo 5 mesi, anche se feci molti progressi, facevo ancora fatica a parlare; i miei colloqui di lavoro spesso non andavano a buon fine per la lingua.Forse cercavo un lavoro "decente" e non volevo fare i soliti lavoretti.

Un giorno venni contattata da un'azienda irlandese e mi offrì un lavoro come customer service. Cosa fare? Rimanere in Germania oppure prendere l'occasione al volo e iniziare questa nuova avventura?
La voglia di ricominciare a lavorare e la curiosità mi condussero quindi in Irlanda.
A giugno 2017 presi un volo per l'Irlanda e atterrai a Cork. Nuovo lavoro e nuova vita in un posto visitato solo una volta nel 2003. L'inizio non fu facile, lavorare per una multinazionale, apprendere le nuove mansioni e la burocrazia furono ardue. 
Inoltre, cercare casa a Cork e' una corsa a chi paga la caparra per primo per avere una stanza, c'è tanta richiesta e poche case.
Nonostante le difficoltà riuscii a trovare alloggio, creare nuove amicizie, ma...
Non ero molto soddisfatta del lavoro e così iniziai a leggere di nuovo gli annunci. Un giorno lessi di una posizione come agente di vendita ricercata da un'azienda locata in una cittadina che chiama Dundalk. Tentai di ottenere il posto ed eccomi a Dundalk...ricominciai da capo, di nuovo posto, lavoro e casa nuovi. Sono passati tanti mesi e sono ancora qui. Non sono ancora soddisfatta del tutto, perciò nel 2018 vorrei cambiare lavoro. La ricerca continua, ma per ora sono contenta di fare una pausa e ritornare in Italia per le vacanze. Per tanti anni andai all'estero in vacanza, ora torno in Italia in vacanza...vita da expat.



Migui



 PASEO DE ALCALA'





Suggerisco di leggere il pezzo ascoltando questa canzone che si addice molto, specialmente il finale.


https://www.youtube.com/watch?v=s4KDeB_iTKw


Com'è diverso da ciò che ho visto finora.
Il mio passo lo riconosce e si fa lento.
Osservo le rocce scure illuminate da un sole stanco.
Abbagliata dal giallo della casa sulla spiaggia, incuriosita dai due bar dimenticati dal progresso di Los Cristianos e Los Gigantes.
Sento il ronzio delle mosche e vedo stormi di uccelli che giocano nel vento sopra le vecchie case.
Percepisco la santità della croce che domina la scogliera mentre poco distante una ragazza sorseggia una birra guardando il tramonto.
Sorrido ammirando la casa degli uccelli, ma chi sarà questo artista???
Eccolo il luogo in cui la meta non conta...
Dove puoi assaporare per un momento ciò che sei in ogni singola cellula sentendo che non vuoi essere né un passo indietro, né un passo avanti... perché stai bene dove stai.



di Giuditta Bertari







AYAHUASCA








 
... Colombia




VERSI LIBERI


Rincorrerò le mie paure 

trasformandole in coraggio
afferrando lacrime
che mi fanno da ostaggio
farò un altro salto aspettando la luce
attento a cadere su ciò che succede
guarderò il mio sentiero con animo gentile
scoprendo rose rosse che fanno appassire

Pino Bramante


... L’ANGOLO DELLA BATTUTA

Per dimenticarci di essere seri ...

Sai cosa dice Ivan... (risate, ride da solo) cosa dice il medico, il medico (ripetuto due volte, forse un po' alticcio) ad un tipo con l'epatite?
" FIGA SI TU CHE  C...(si incarta)... CAVOLO TU SI CHE C'HAI FEGATO"

Pino Bramante


COSE STRANE DAL MONDO

La foto di Ivan Ske



Cartello sulla febbre gialla prima di inoltrarsi con la barca nella regione Amazonas in Colombia




PAROLE IN LIBERTA'

Io penso sono come un animale, altro che un'anima spirituale, perché sverno sempre al caldo, è il mio piccolo letargo, non resisto proprio al freddo. Ammiro chi lo ama. Infatti il sentiero per essere realizzati è lunga, finché non abbandono il finto concetto di "mio" e "Io".

Ivan Ske




I'M STILL FREE

I sogni e i progetti di chi non vuole smettere di correre...
Scriviamo e lasciamoci andare sempre e ovunque...

Libero di dire la mia, quello che penso, quello che provo, anche se è controproducente, ma la Verità in assoluto prima di tutto.

Ivan Ske


RIFLESSIONI SULLA VITA

Riflessioni  provate in un piccolo bar alla stazione di Porretta Terme davanti agli anziani giocare a carte.
" Vedi in questo paesino sperduto, non conosciuto dai turisti, è qui che vedi la vera realtà della vita della gente, il loro modo semplice di vivere. Son loro che scrivono le pagine bianche del mio diario... E la realtà dell'Italia è che è proprio un paese per vecchi.

Ivan Ske


IL VIAGGIO

LE EMOZIONI DEL NOSTRO ULTIMO VIAGGIO
 Spazio dedicato alla sintesi delle nostre emozioni, quelle dell’ultimo viaggio ... il più bello ... il più vivo ... il più immenso.

                                                                     COLOMBIA
                                                oppure devo dire anche Perù e Brasile

L'arrivo in aeroporto a Bogotà e scoprire che il cambio non è talmente sfavorevole e ritirare al bancomat è ancora meglio.

L'onesta di tutti, tassisti compresi

La gentilezza dei colombiani

La disponibilità dei colombiani

Il loro modo dolce e grazioso di parlare, ti fan sentire uno di loro, un amico di sempre.

La bellissima Cordillera

La cascada La fin del Mundo a Mocoa... non avevo mai visto una cascata al di sopra del suo salto, invece di essere sotto ad osservarla.

La signora del negozio di scarpe a Villa Garzon che mi ha fatto accomodare nel suo negozio in attesa del taxi, raccontandomi la sua Vita

La notte in ayahuasca con lo sciamano Taita Humberto

Il passaggio in autostop fino a Puerto Asis... ascoltare Despacito dalla radio dell'auto, che non sopportavo, e dargli una ragione di essere

L'intervista di una ragzza con un questionariio in mano sull'accordo delle FARC e alla quinta domanda: "Per che cosa ha votato SI o NO?" e rispondergli: " Mi sarebbe piaciuto molto votare, ma non posso sono italiano." E vedere la sua faccia incredula e non sapeva se andare avanti o no con le domande, ma alla fine è andata avanti perché ne sapevo più io che un cittadino colombiano.

L'inizio della navigazione sul Rio Putumayo

Inoltrarsi nella regione Amazonas

Le tres fronteras Colombia, Ecuador e Perù a Gueppi e passare la linea dell'equatore senza nessun cartello

I Murui e mambeare con loro all'associazione degli indigeni a Puerto Leguizamo e poi con il loro presidente a casa sua.


Tagua, piccolo paese sul Rio Caqueta dove i bambini mi insegnavano tutti gli animali che vivevano al di là del fiume e addirittura tutti i nomi delle streghe e spiriti maligni della foresta

Regalare i primi pennarelli e fogli da disegno ad una bambina indigena a El Encanto e lei tutta timida non sapeva se prenderli o meno. Solo grazie al consenso della mamma accanto, li ha accettati.

I delfini rosa

L'arrivo a El Estrecho, sempre sul Rio Putumayo, ma sponda peruviana con il simpaticissimo e disponibilissimo ufficiale dell'immigrazione peruviana e la sua piccola amichetta pittrice. Una bambina orfana che visita l'ufficiale e dalle foto del suo pc rappresenta in bellissimi disegni... bravissima.

L'attesa del mercantile invano, ormai insabbiato per via del fiume in secca e arrendersi a comprare il biglietto aereo El Estrecho-Iquitos e la piacevolissima sorpresa di sapere che è arrivato il mercantile e per fortuna riavere i soldi indietro del biglietto aereo e poter partire con la Maricarmen, mercantile battente bandiera peruviana.

L'amicizia che si è creata sulla Maricarmen

Il primo sbarco a caricare legname alla comunidad la Esperanza e purtroppo o per fortuna rimanerci 4 giorni per il guasto al motore ... i maledetti mosquè, dei invisibili moscerini che mi pizzicavano ed era impossibile non grattarsi. Solo sul piede ne avevo 147!

L'arrivo dell'arrancator, il nuovo pezzo da sostituire è stata una gioia immensa da parte di tutti e il sentire il rumore dei motori accesi della Maricarmen è stato un sollievo enorme.

La comunidad La Florida, una comunità di 53 abitanti dove una signora imboccando sua figlia nella sua palafitta, vedendomi in casa sua mi ha chiesto gentilmente se poteva farmi una domanda e mi ha chiesto che lavoro facessi, si pensava fossi un antropologo o roba del genere e quando gli ho risposto: " Saldatore", pensava fossi il saldatore della nave. Gli ho dovuto spiegare che qui sono solo un semplice turista. Lei mi ha guardato e ha esclamato: " Non avevo mai visto nessun uomo bianco alla comunidad La Florida."

La business woman del pescado. A prima vista l'odiavo, invece mi son dovuto ricredere subito del suo immenso cuore.

La navigazione sulle due sponde del Rio Putumayo in terra colombiana e il Patron a cambiare bandiera sul ponte di comando, sostituendo quella peruviana con quella colombiana... anche se in coda c'era sempre la bandiera peruviana a sventolare. Indizio che eravamo quasi giunti al mio obiettivo.

Il supermercato di Tarapaca e il solo sentire A La Orden dalla commessa colombiana mi ha fatto sentire la mancanza dello spirito colombiano.

Il controllo al confine brasiliano dove i militari scoprono 1000 uova di un pesce protetto chiamato pirarucù in Brasile e paiche in Perù, oltre alle tre tartarughe giganti vive sotto imboscate nella stiva.

Il cambio di lingua dallo spagnolo al portoghese... bellissima la tenente brasilera con il suo dolce accento, la quale ci ha fatto la foto col suo telefonino a tre a tre come prova per la dogana dei passegeri a bordo.

La delusione in terra brasiliana di non vedere più i villaggi col tetto di paglia, sostituiti con quelli di lamiera

La famiglia salita a bordo a Limonero che mi hanno raccontato un sacco di storie

I pescatori sui loro piccoli peque-peque, canoe ricavate dagli immensi tronchi degli alberi dell'Amazzonia

La fine del Rio Putumayo o come lo chiamano in Brasile del Rio Ica sfociando nel mitico Rio delle Amazzoni a San Antonio do Ica... il sogno che si avvera

Navigare finalmente nell'immenso Rio delle Amazzoni, il fiume più lungo del mondo

L'anziano pescatore indigeno fermo immobile con la lancia in mano aspettando di colpire il pirarucù sulla sua peque-peque

L'arrivo a Tabatinga alle tres fronteras Brasile, Colombia e Perù. Dopo 11 giorni di navigazione sulla Maricarmen, il momento di salutare la mia nuova "famiglia"... che miscuglio di emozioni: oltre all'affiatato rapporto tra noi, l'emozione di aver raggiunto il mio obiettivo, quello di arrivare a Leticia senza aereo

Passare il confine a piedi da Tabatinga a Leticia e poi con una lancia andare in Perù all'isola di Santa Rosa... squisito il pranzo vegetariano con l'avocado

Il pappagallo gigante volare tranquillo e tornare al ristorante, mentre ero comodo sull'amaca

Bagnarsi nel Rio delle Amazzoni

Rivedere la civiltà a Leticia, quando per tutti è la porta dell'Amazzonia, per me era un tornare in città.

E infine non ho resistito in agenzia di viaggio a Leticia volare direttamente in quella bellissima spiaggia bianca caraibica alle spalle della ragazza dell'agenzia, la quale mi stava, anzi aveva già acquistato il volo per Bogotà e prolungato nello stesso giorno per l'isola di San Andres

Ivan Ske


IL VIAGGIO IMMAGINARIO

IL VIAGGIO IMMAGINARIO È QUELLO CHE HAI SEMPRE SOGNATO E CHE NON HAI MAI REALIZZATO ...
QUELLO CHE PRENDE FORMA DI NOTTE E AL RISVEGLIO SI DISSOLVE NELLA MENTE ...
MA IL VIAGGIO IMMAGINARIO È ANCHE QUELLO DENTRO NOI STESSI
SENZA DUBBIO IL VIAGGIO PIU PERICOLOSO ED AFFASCINANTE SI POSSA FARE ...
QUELLO CHE SCAVA SCAVA TROVI SEMPRE QUALCOSA CHE NON VA IN TE ...

SCAVA SCAVA TROVI SEMPRE STRADE NUOVE ... STRADE CHE PERCORRI CON CORAGGIO E TI CAMBIANO LA VITA ...
UN VIAGGIO CHE TI DA UNA FORZA MAI AVUTA PRIMA ... CHE APRE PORTE IMPOSSIBILI ...
SCONFIGGE ANTICHE PAURE ... E CI AIUTA A CAMBIARE ... A MIGLIORARE
LASCIAMOCI ANDARE AL NOSTRO VIAGGIO IMMAGINARIO ...

MA NON è BISOGNA VOLERLO!

https://www.youtube.com/watch?v=GdxUIZOzd5E&feature=share


Il Viaggio Immaginario di Ivan Ske

Ho sempre sognato di andare a vedere l'aurora boreale, ma non mi basta vederla in Lapponia o in Islanda, decido di partecipare a un concorso per provetti esploratori nel grande freddo, nel Polo Nord. E' un esperimento di vita sulla calotta polare di un semplice ragazzo di città, ma non ci si arriva via aerea , ma navigando il Mare Glaciale Artico. L'esperimento è di sottoporre il proprio corpo alla forza del vento gelido polare, per poi sbarcare sull'Artico. Quando arrivo al concorso mi accorgo di essere l'unico partecipante e non faccio in tempo a realizzare il reale pericolo che subito mi ingaggiano per il grande Viaggio. Anche se sono ancora sotto shock non ci penso proprio a rinunciare, anche se in effetti, forse sto esagerando come ogni volta faccio, ma questa volta mi cago sotto veramente. Per fortuna vinco anche tutto l'equipaggio del vestiario pagato dallo sponsor e qui tiro un sospiro di sollievo... non ho mai avuto una maglia termica in vita mia e solo a indossarla mi rende molto sicuro di quello che dovrò affrontare.
Non sapevo neanche che la navigazione partisse da Genova e al momento di partire ho con me solo un taccuinio... e come farò a scrivere tutte le mie emozioni!
Navigheremo tutto il Mar Mediterraneo fino allo stretto di Gibilterra ( ah che voglia di prendere gli alisei e andare ai caraibi). Risaliamo l'Oceano Atlantico costeggiando il Portogallo. A Finisterre in Spagna riesco a riconoscere i pellegrini sulla spiaggia a guardare con tutta la loro soddisfazione l'immenso Oceano. Si susseguono albe e tramonti spettacolari, ma il mio sogno è solo ed esclusivamente la favolosa aurora boreale. Fantastiche le scogliere della verde Irlanda. Navighiamo tra le isole Faroe e l'Islanda e mentre sono tranquillo nella mia cabina sento la campana del timoniere, il quale testimonia l'avvistamento dell'Aurora boreale. La mia prima aurora in mezzo al mare senza nessun problema di inquinamento luminoso, il cielo aperto oltre alle milioni di stelle mi regala un'emozione fortissima. Si vedono benissimo questi raggi gamma verdi, gialli, rosa, rossi, viola volare nel cielo, a volte sembra che ti colpiscano direttamente...altro che cinema in 3d...

Ma cosa sto scrivendo, è solo immaginario, aspetto un vostro vero racconto sull'aurora boreale.
Haribol

Ivan Ske


ANGOLO LIBRI
Invito alla lettura di Ivan Ske

BRUCE CHATWIN 

Il viceré di Ouidah

Dopo la Benedizione, la famiglia intonò il Salve Regina in lingua Fon: "Mi do gbe we"...
Il sole al tramonto creava ombre rosso sangue e dorava gli orli frastagliati delle foglie di papaya...
In alto i primi pipistrelli mangiafrutta volavano verso sud-est...
Due ragazzi battevano un tam tam. Altri più piccoli agitavano maracas, picchiavano sui gong, facevano rotolare gomme di bicicletta e si divertivano a buttarsi, testa in giù e gambe in alto, a far la ruota nella polvere... Il ministro dell'Interno aveva dichiarato che l'albero era un "ristoranti di stregoni" e ordinato il suo abbattimento dopo che una guardia della Gendarmerie aveva sorpreso un vecchio a inchiodare sul suo tronco un oggetto magico contenente una zampa di pipistrello, ragni triturati e un ritaglio di giornale con l'immagine del Presidente... 'Mamme' gigantesche veleggiavano verso casa nella direzione opposta. Commercianti Mandingo dalle lunghe dita stavano riponendo l'indaco in recipienti di latta.Il guaritore avvolgeva in uno straccio l'escremento di un arcobaleno...Era l'ora in cui i feticheurs sacrificavano un pollo a Aizan, dio del mercato, unombelico intagliato nella pietra che si ergeva solitario in uno spazio aperto...
Molti ragazzini,i cui denti brillavano nella penombra, insistevano in un coro assordante: "  Ago!Yovo!Ago!Yovo!" , che significa: Andatevene via, bianchi!"
... Luci fioche si muovevano lungo il sentiero che scendeva alla spiaggia: rialendo quel sentiero Dom Francisco era arrivato, e per quello stesso sentieroera scesa la parola "Voodoo" avviandosi verso le Americhe.



LA MUSICA PER CHI VUOLE VEDERE

https://www.youtube.com/watch?v=k9ri_W0ZaJE

Musica di e cantata da Max Murganti

https://www.youtube.com/watch?v=lVPLIuBy9CY

Africa sto arrivando

Ivan Ske


IL MURO
IL DOLORE PIU' GRANDE PER UN VIANDANTE E' TROVARSI DI FRONTE AD UN MURO AL DI LA' DEL QUALE NON PUO' ANDARE.

In un numero precedente de Il Graffio ero critico con un mio amico perchè continuava ad  andare in Sudamerica, ma devo ammettere che battere il muro della lingua è molto avvantaggioso. Sapere comunicare e ascoltare la lingua in modo fluido è molto importante per noi Viaggiatori, i quali cerchiamo sempre il rapporto con il prossimo. Mi è capitato personalmente di parlare senza peli sulla lingua con dei signori sul molo di El Estrecho, oltre ai soliti argomenti si era arrivati a scherzare se non volessi portarmi una donna indigena in Italia. Gli rispondo: " Me gusta conquistar la muchacha sin plata" e si gira di scatto una negrita sorpresa in attesa del peque-peque per andare in Colombia, cioè dalla sponda opposta del Rio, un paesino di dieci case in mezzo alla foresta amazzonnica. Si scherza anche con un signore seduto su una sedia in casa sua e dopo aver preso un pò di confidenza mi permetto una battuta scherzosa anch'io. Broma! Mi scuso subito dopo, ci mancherebbe. E' un piacere parlare con la gente del luogo. In questo caso lo spagnolo o anche in un Paese anglofono certo, si può comunicare tranquillamente ed entrare nella loro quotidianità, mentre in Birmania per esempio è un peccato non capire la loro lingua. Certo, io me la sono cavata sempre dappertutto, anche con le poche frasi memorizzate, ma non sarà mai la stessa cosa.
Bisogna dirlo sinceramente, riuscire a capire i loro discorsi anche solo se si è in un bus e tutta un'altra cosa.

Ivan Ske 


Mente e Corpo                                                                                                                                                                                                 CORRERE NON SERVE A NIENTE... COME VIAGGIARE...
Spazio dedicato a chi ama correre...
oltre che viaggiare.

Questo mese invece di correre, mi è arrivato questo pezzo da un mio amico che vive in Scozia dedicato alla mente.

The ones who seek the divine gifts and insights while being immersed in the passions are in proud and foolish delusion. First, one needs to work  on cleansing oneself. Grace is sent as a gift to those who are cleansed from passions. And they get it quietly, at the moment that  they do not notice.


Coloro che cercano i doni divini e le intuizioni mentre sono immersi nelle passioni sono in delirio fiero e sciocco. In primo luogo, bisogna lavorare per purificarsi. La grazia viene inviata come dono a coloro che sono purificati dalle passioni. E lo prendono tranquillamente, nel momento in cui non se ne accorgono.

Great benefit and abundant sanctification are to be gained from spiritual psalmody, and it can become the foundation for the whole of spiritual life. For the words of the hymns purify the soul, and the holy spirit enters immediately into the soul that sings them.



Un grande beneficio e un'abbondante santificazione devono essere ottenuti dalla salmodia spirituale e possono diventare il fondamento dell'intera vita spirituale. Perché le parole degli inni purificano l'anima e lo spirito santo entra immediatamente nell'anima che le canta.

di Oliviero



 
                                           Una grande energia                           sorridere
                                         mangiare il mondo                correre all’orizzonte
                                               ruggire                                    emozionarsi


                        Non perdiamoci di vista... l’appuntamento è per il Graffio di novembre

                          e ricordatevi sempre di chiudere gli occhi e di non smettere mai di sognare ...

                                     perché il viaggio più bello, si trova nei vostri sogni...















                                                                                                             







                               

sabato 9 dicembre 2017

FEBBRAIO 2017

THE BEST OF THE YEAR 2016
Da
 Il Graffio del viaggiatore
Tra l’altro siamo come  i  cinesi il nostro anno inizia a Febbraio.

Il graffio d’oro, il Graffio più emozionante va a giovanni

Per me viaggiare è soprattutto vivere una vita diversa da quella che conduco qui.
…cerco di continuare ad inseguire i miei sogni; però ho la sensazione che vivere in questo mondo, così tanto lontani dai nostri bisogni primari ed essenziali, alla lunga ci faccia anche male. Ci siamo liberati dal bisogno, ma abbiamo pagato il prezzo di perdere il contatto con alcune delle cose più importati. E
allora riempio il mio zaino, parto, e per un mese vivo in modo diverso, senza sapere la mattina dove dormirò la sera, in mezzo a suoni e
odori diversi, in mezzo -a volte- ad un brutto che noi abbiamo espulso dalla nostra società e dalla nostra vita.
Diciamo che provo ad illudere un po’me stesso, ma è un'illusione terapeutica; provo a fare finta di essere un altro, e per un mese conduco un’esistenza diversa da quella ordinaria. Tutto sommato i disagi che incontro per viaggiare il più possibile a contatto con il posto in cui mi trovo sono un prezzo che
vale ben la pena pagare...
il viaggiare è uno dei mezzi (non l’unico) che ci permettono di
procedere nella lettura del nostro libro, di noi stessi. E’ un po’ come vivere ai duecento all’ora, accumulare un numero di esperienze che altrimenti sarebbero impossibili in così poco tempo, toccare con le proprie mani – vivere – la diversità. Tutto questo mi fa sentire vivo, mi dà l’illusione di perdermi nel mondo, di annullarmi nel fiume dell’umanità. Viaggiando da solo sui pullman africani, colmi delle persone e delle mercanzie più bizzarre, nessuno badava troppo a me, e io mi sentivo bene, mi sentivo leggero. Perdersi nel mondo, non essere più uno, ma parte di quell'incessante fluire che è l'umanità. Lasciarsi alle spalle ogni individualismo e sentirci per ciò che siamo.
Sostituibili, una goccia in un fiume che scorre. E’ senz’altro una fuga. Ma una fuga così dolce... Sentirsi davvero liberi. E da cosa fuggo?
Mi piace sentire sulla mia pelle che la vita può essere davvero tanto diversa dalla quello che faccio qui: la vita può essere nascere figlio di un contadino nella foresta del Ciapas e morire figlio di un contadino nella foresta del Ciapas, senza mai aver visto il mare; la vita può essere lasciare tutto quello che si ha qua per fare il volontario in Tanzania e nutrirsi dell’amore di tutti quegli sguardi; la vita
può essere praticare come un buon mussulmano in Iran, accogliere in casa propria gli stranieri e provare a mostrargli il bello che c’è nelle cose semplici, nel gusto dei datteri maturi e nel mangiare tutti insieme seduti su un tappeto. E la cosa meravigliosa è che in ognuno di questi casi la vita può essere meravigliosa. Allora, quando ritorno a casa, tutte le mie ambizioni e preoccupazioni vengono
ridimensionate e riprendono una dimensione che gli è più consona: marginale. E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso
/ fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso / già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare. E’ un pò fuggire da me stesso e dalle mie scelte. Poi tornare diverso, con una maggiore consapevolezza di ciò che voglio che sia la mia vita; di ciò che voglio che sia, per me, la vita. Anche se questo vuol dire, tornato qua, sentirmi sempre un pò fuori posto. Ma anche questo è un prezzo che secondo me vale la pena pagare...

Giovanni Castellani

                                                  Risultati immagini per graffi

La vita si dice abbia alti e bassi … ci sono momenti di grande gioia … di esaltazione, in altri invece sprofondiamo in buchi neri dai quali pensiamo di non risalire più … ma poi scopriamo che la vita è proprio cosi … un evoluzione continua … una splendida sinfonia … note di un pentagramma che seguono giri melodici in perenne mutazione … si la vita … inizia piano … poi ci scuote d’amore e dolore … e alla fine ci sorprende sempre … nel bene o nel male come nelle più belle ballate Rock … se chiudo gli occhi mentre ascolto la musica, mi scorre la vita … scavo nei ricordi … e ne escono sempre di nuovi … chissà dove si erano nascosti … avverto odori e sensazioni dimenticati … chiudo gli occhi, accendo l’auto dei sogni e percorro strade bellissime … infinite … cavalco le onde della musica e la mente partorisce progetti … non importa se non si realizzeranno mai … a occhi chiusi siamo invincibili … la musica ha il potere di far vibrare le corde più profonde dell’anima con la musica non si è mai soli … anche nel più solitario dei viaggi… la vita

Alessandro Ranucci


Del viaggiare amo la possibilità di confondermi. Stare per ore seduto su di un marciapiede osservando la gente che passa. Quando viaggio sono importanti gli altri, mi incuriosiscono le dinamiche sociali … ho voglia di capire … cerco sempre di dare una risposta alle mie domande solo essendo lì in quel momento in silenzio … in punta di piedi … con tanta voglia di imparare e diventare piccolo. Viaggiare è per gente curiosa della vita, per gente umile. L’umiltà ci mette in condizioni di imparare tante cose … veramente tante. Ci permette di conoscere di più l’uomo … le sue virtù … i difetti … le aberrazioni ed ecco che viaggiando si impara a capire piuttosto che giudicare. Un piccolo miracolo si è compiuto.

Alessandro Ranucci



LA VIDA ES UNA TOMBOLA
 di Cristina F.

Eh sì la vita è una tombola, si può vincere o perdere, ma comunque è sempre importante giocare.
molto presto mi ritroverò nella lunga lista dei disoccupati d’Italia e contemporaneamente riuscirò finalmente a realizzare il mio sogno : perdermi nel mondo per un periodo “indefinito”, con i miei tempi, senza obblighi che mi aspettano. Non è paradossale?
Per poi perdermi nel Sud dell’India, per raccogliere le idee , inebriarmi del loro misticismo e ricordarmi “come si respira”. Anche questa volta viaggerò in parte sola e in parte in compagnia, per mia scelta, mi piace sfidarmi e vedere cosa posso combinare contando solo su me stessa, in passato mi ha dato tanta forza e fiducia in me stessa e nel prossimo, godermi e relazionarmi con la gente con le mie sole capacità vi assicuro è una terapia! Bisogna avere il coraggio di rischiare nella vita, anche andando controcorrente, dobbiamo fare quello che ci rende felici, non perdere occasioni che ci bussano alla porta e “buttarsi” anima e corpo in ciò in cui crediamo. Meglio non avere rimpianti. Voglio concludere questo “pezzo di diario” con un brano tratto da un libro che recentemente ho letto e che condivido a pieno :
“…Quando si viaggia la percezione del tempo cambia rispetto a quando si sta fermi. Esci dalla routine e percepisci sulla tua pelle la grandezza del mondo. In un giorno conosci tante persone quante ne conosceresti in un mese stando a casa, scopri sapori e odori che non avevi mai sentito, ascolti lingue tanto diverse dalla tua, cammini attraverso paesaggi che fino a ieri avevi solo immaginato. Un mese diventa un anno. E’ come se viaggiare ti allungasse la vita.. Siamo mondonauti e ci spostiamo sulla terra come fossimo in oceano aperto, là dove i confini di razza, sesso e religione non esistono..”
Da Mondonauti di Darinka Montico
La vida es una tómbola, de noche y de día la vida es una tómbola y arriba y arriba si yo fuera Maradona viviría como él porque el mundo es una bola que se vive a flor de piel


LETTERA D'AMORE
 Manila la città più brutta del mondo, più caotica, più disordinata, più trafficata, ma io la amo... Figurati se avrò una figlia la chiamerò col suo nome originale: Maynila. Amo i suoi piccoli spazi verdi, le mura spagnole, la gente che va avanti e indietro... Sono sempre stato attratto dai pazzi e qui ti assicuro ce ne sono molti con i loro sguardi attoniti a quelli vispi degli studenti con le loro uniformi. Amo i loro sporchi mercati con i suoi nuovissimi scintillanti shopping mall, odio i tassisti che ancora dopo tutti questi anni fanno finta di aver sbagliato strada, non sopporto i mendicanti dopo avergli dato 5 pesos insistono per averne di più. Amo la genialità dei bambini di strada racimolare più soldi possibili, hanno una creatività esplosiva, mi fanno ridere le donne social (snob) con il loro porsi, odio quando chiedi un'informazione e piuttosto di dirti che non la sanno, ti danno indicazioni a caso, amo il loro humor, non per questo è pieno di gay Liberi che si sfottono in TV... Ah la TV non ne parliamo. Odio le commesse: " hi sir i received 100 pesos" ogni volta ripetono i soldi che ricevono, odio la loro statura, a causa di questo ho la testa rotta, ma se sono ancora qui è perché ne sono innamorato. I filippini a Casa sono tutt'altra cosa che le colf nelle case altrui... Si Manila ti amo!
Ivan Ske

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L’eccessiva libertà invece, spesso ci fa perdere, perché non rende capaci di canalizzare le energie in una direzione anzi le disperde ... e ci proietta in ogni direzione.
Alessandro Ranucci

UN PENSIERO AL VENEZUELA
Da Ale

il Venezuela festeggia l’indipendenza, ed in una delle nostre soste incontriamo alcuni bus con a bordo pittoreschi fans del leader maximo, pronti a muovere verso Caracas con tanto di cappellino e magliettine gialli blu e verdi. Mi danno l’impressione di gente contenta e motivata, malgrado si possa pensare sia manipolata abilmente da Chavez.
Padri rivoluzionari dal Chè a Fidel da Allende al presidente boliviano, che manifestano attaccamento verso la propria terra ed il proprio popolo, certi che si può essere liberi ed indipendenti nel proprio paese, con le proprie risorse, senza essere schiavi politiche altrui ed economie globalizzate.
Fulmini tanti fulmini.
Decidiamo di scendere ed incamminarci verso la spiaggia a cercarla da soli.
Sull’incantevole baia illuminata dalla luna.
la cameriera ha il viso di gomma, senza rughe espressive, sintomo di una scarsa abitudine al sorriso. A volte guardando le persone in volto si intuiscono tante cose del loro mondo nascosto che avresti voglia di verificarle, cercando di capire meglio i motivi della loro tristezza, di scoprire ciò che non si riesce a vedere e capire il perché di certi comportamenti. Ma la vita è piena di questi incontri e non si conosce mai nessuno come vorremmo.
Santa Fè è un posto semplice nell’organizzazione sociale e nei rapporti umani, dove non ha importanza chi sei e come ti vesti.
Navighiamo su specchi di mare piatto, contornati da isole più o meno grandi, che insieme formano l’enorme area del Parque Nacional di Mochima. Queste limpide e profonde acque, sono l’habitat naturale di una numerosa colonia di delfini che ci segue durante tutto il viaggio. Dislocati qua e là sulle isole, tra la vegetazione brulla ed i cactus, intravediamo sparuti villaggi di pescatori, i cui abitanti ci salutano da lontano con la mano. Sulla spiaggia a goderci il tramonto. Si il tramonto, tra i piu belli della mia vita. Il sole che affoga nel mare mi procura sempre grande emozione e questo in particolare è speciale per diversi motivi. È speciale perché il primo di questo lungo viaggio che stiamo affrontando, è speciale perché condiviso assieme ad una persona speciale come mia moglie, è speciale perché tutto intorno c’è silenzio, è speciale perché qui tutto è speciale, fin da ieri sera.
Si, Santa Fè è veramente un luogo speciale.


Un pensiero anche alla siria
Di MARCO PENNA
Petra, prendiamo il bus che ci riporta ad Amman, dove nemmeno un’ora dopo partiamo per la SIRIA , e precisamente nella leggendaria capitale di ….. DAMASCO
SIRIA
Qui a Damasco, partendo dal suq hamidiyah, La moschea degli Omayadi poi ci lascia proprio senza fiato, di una bellezza notevole, ed è sorprendente trovarvi tanti riferimenti al cristianesimo, con tanto di tomba di San Giovanni battista all’interno della moschea! Come sempre tutti pregano incuranti dei turisti, che qui sono veramente tanti…Nel girare tra un suq e l’altro, cioè tra i bazar quasi tutti scoperti in questa città, deviamo leggermente dal movimento perenne per fiondarci alla leggendaria cappella di San Paolo, ben noto per la sua conversione sulla cosiddetta via, per l’appunto, di Damasco!
 Tra un suq e l’altro da rimarcare anche l’elegantissimo palazzo arabo-ottomano di Azem, dove addirittura con la solita disarmante gentilezza di tutti i custodi che abbiamo trovato in medioriente, al momento di fare una foto a mia moglie davanti ad un bel giardino centrale, lo stesso custode si affanna a fermarci per prendersi un minuto di tempo per aprire e chiudere il getto d’acqua della fontana in funzione della nostra foto!! Di episodi così ne abbiamo vissuti diversi, una delle cose che più mi ha colpito è che se chiedi un’indicazione, anche quando parlano bene inglese, escono letteralmente dal negozio (o fermano qualunque loro attività anche se maleducatamente nella fretta non ci siamo accorti che stavano magari facendo altro) per accompagnarti almeno fino al primo incrocio: divertente quando ad esempio ci è capitato di chiederlo ad un barbiere che bello fresco ha lasciato il cliente sulla sedia ed è uscito per strada con la lama insaponatissima mentre nessuno dei passanti si stupiva minimamente della scena. Da italiani furbi da morire avrete già pensato che quello voleva farci la pelle, ed invece dovreste guardarli negli occhi mentre ti fanno qualunque cortesia o, giusto per rimanere a Damasco, nel vedere il proprietario dell’albergo che sostituisce tranquillamente il facchino davanti a lui nel darci una mano a scaricare i bagagli. Quest’ultima operazione assume contorni imbarazzanti con qualunque tassista, che pur essendo già pagato ovviamente al raggiungimento dell’indirizzo, insiste per dargli tempo x parcheggiare magari alla buona lì vicino, perché possa portarti l’equivalente di due miseri e lordi zaini nei 11 nostri giacigli: se si comportano così con noi cosa faranno mai ai clienti quantomeno più anziani di noi e che magari girano con valigie e non contrattano ogni prezzo come facciamo noi?!?!
…decidiamo di riuscire dal suq iniziale di hamidiyah per andare verso la vecchia stazione di hijaz. Qui prendiamo uno degli immancabili e buonissimi succhi di frutta che ti fanno sul posto, anche se verso il ritorno all’ingresso del suq (che è accanto ad una tipica cittadella, ma chiusa quindi non visitabile) ci siamo già riempiti con l’imperdibile gelato al pistacchio della pasticceria bakdash! Vediamo che il pistacchio viene tritato sul posto ed aggiunto ad un gelato abbastanza cremoso ed al tempo stesso sorprendentemente consistente, a base di latte. Da un punto di vista dei dolci dal medioriente in generale, nel sud Italia in particolare, abbiamo importato quello che ritroviamo qui pari pari: pistacchio, mandorle, datteri, fichi, ed anche l’alimento base del mezzeh principale, che sarebbe l’hummus, ovvero una crema di ceci molto buona (nel sud Italia alimento base delle leggendarie panelle). Esiste una variante di crema di melanzane mentre a seguire abbiamo provato quasi sempre gli eccellenti secondi piatti quasi sempre a base di agnello x non urtare i principi islamici che aboliscono la carne in senso stretto. Inutile ricordare che l’alimento base è il felafel di importazione turca, mangiato dentro la cosiddetta pita (stavolta di origine greca) che sarebbe il pane dove talvolta ma non sempre viene mangiato il felafel (polpette di carne finemente tritata con tanti condimenti, ormai diffusissima anche in occidente), mentre invece l’originale shawarma non è altro che la medesima pita piena di quei frammenti di carne che vengono tagliati da una specie di spiedo verticale, nel formare la composizione viene sempre aggiunto del formaggio fuso. Qui a Damasco, come in tutta la Siria si avverte maggiormente la passata colonizzazione francese, dappertutto abbiamo una traduzione trilingue (arabo-inglesefrancese) di ogni monumento o altro e, giusto per rimanere alla trasposizione gastronomica, l’ultima sera andiamo in un locale siriano Doc nella composizione del personale, ma totalmente francese nel menù e nelle forme che ricordano un bistrot parigino. I piatti locali ci vengono serviti con quel tocco di eleganza cromatica e ricchezza di salse e salsine che ben conosciamo della cucina francese, tra cui spicca una french salad con abbondanza di palmito, un buonissimo cibo per me molto difficile da trovare, e mia moglie non si fa scappare l’occasione di chiudere con un creme caramel la cena. L’indomani di buonora ci facciamo le “solite” 3 ore medie per spostarci da un punto all’altro del paese, la nostra destinazione è quasi un miraggio, come viene correttamente detto da molti quando dopo tanto deserto si vede l’oasi di…. PALMIRA.
 PALMIRA Il piccolo paesino vive in funzione delle superbe rovine del passato…
Città che vide un continuo ed intensissimo traffico delle merci e delle spezie, oggi Palmira lascia indovinare la gloria passata appunto dalle rovine storiche ed umane lasciate da racconti di personaggi ai limiti del mitologico che l’hanno attraversata. 

Ne approfitto per spendere quindi un paio di parole “a distanza” nientemeno che col mitico Tiziano Terzani che nel suo ultimissimo libro “la fine è il mio inizio” contesta ferocemente l’uso delle guide Lonely planet come sintesi troppo breve per capire la storia di un paese e come servizio troppo preconfezionato per sapere dove mangiare e dormire! Caro Tiziano, viaggiatore di altri tempi nel senso letterale della parola, cioè quando la tua Asia in particolare era veramente un mondo nuovo da scoprire, ti rivolteresti nella tomba (anche se mi pare che hanno bruciato le tue ceneri) se vedessi come si sta uniformando il pianeta lasciando poco spazio alle diversità che sono il complemento ideale del creato. Da questa sempre maggiore omologazione ne scaturiscono esigenze sempre più simili tra quelli che alla fine sono sempre esseri umani, e poi nello specifico di tali guide in fondo il ventaglio di possibilità economiche e culturali delle stesse è talmente ampio che alla fine sta sempre al singolo viaggiatore ritagliarsi il suo viaggio. Inoltre lasciati dire che pochi possiedono la tua straordinaria intelligenza, curiosità e cultura di base per la quale è necessario vivere la vita come un viaggio, o forse ogni singolo viaggio come la vita stessa che ci viene incontro con lingue, razze e suoni differenti ma non diverse.

ESSAOUIRA
di Giuditta Bertari
I gabbiani disposti in fila alla stessa distanza l'uno dall'altro sembrano scolpiti sui tetti in prossimità del porto. Li seguo nel volo libero nell'immensità del cielo. Nell'aria l'odore del pesce crudo mi riporta ai pescatori che probabilmente ce l'hanno fino alle ossa questo odore, con le loro mani callose mentre riparano le barche o tirano le reti. Cumuli aggrovigliati di reti sparse come ad indicare la vita. Cammino in una miriade di contrapposizioni ora il profumo del pesce cotto mi porta il buono di questi uomini forti che vivono del mare l'abbondanza e la libertà che al tempo stesso li ha resi duri come le mura della fortezza del porto. Qui la vita scorre nella sua completezza e arrivando dalla zona degli shop e dei rinomati ristoranti, dove abbiamo gustato pesce guardando l'oceano sento che solo in questo posto l'emozione diventa così forte da dilatare i confini dell'anima rendendola parte del tutto.

VERSI LIBERI
Travelling make memories all over the world,
it's the best way to learn and the best way to forget our broken hearts, because it brings back the power and love to our life...
Alodia Nebres

PAROLE IN LIBERTÀ
Molte persone sognano di andare in una caverna da qualche parte, lontano da “il mondo”, dove immaginano di trovare la pace della mente e vivere in un certo stato di beatitudine. Ma la verità è che la causa della nostra infelicità risiede nei nostri cuori, quindi non importa dove andiamo, lo portiamo con noi. Questa è la cattiva notizia, ma è anche la buona notizia.
Ivan Ske

ALTRE PAROLE …
Penso che la dote più importante per un padre sia la generosità. Un padre generoso diventa eterno nel ricordo di un figlio. Un buon padre dimentica in fretta ed è sempre disposto ad accoglierti. Un buon padre è quello che ti aiuta, che non si tira indietro e che ti tende sempre la mano. Un buon padre non ti lascia mai solo. Peccato che nella vita reale non è sempre così... non per tutti…
di Alessandro Ranucci

I am stell free
Di Michele
sogni e i progetti di chi non vuole smettere di correre… Scriviamo e lasciamoci andare sempre e ovunque… Quando sei via lontano quando sei solo e lontano quando sei lontano solo e lo senti forte... arrivi e senti che è libertà. Fa paura la libertà, muove dentro, viene il magone... Quando vuoi capire quanto sei forte trovi la libertà non ti spegni nemmeno un secondo non dimentichi nemmeno un istante. Quando sei l'ultimo in fondo piccolo e sbiadito quando non hai niente a cui aggrapparti la libertà ti bacerà.

IL MURO
 IL DOLORE PIÙ GRANDE PER UN VIANDANTE È TROVARSI DI FRONTE AD UN MURO AL DI LA DEL QUALE NON PUÒ ANDARE.
ADDIO GIULIO
Tutti sappiamo la verità di Giulio Regeni, appena ho sentito la notizia della sua morte, ho subito pensato a quanto sono stato fortunato al mio inutile arresto a Remada, al confine con la zona militare invalicabile nel sud della Tunisia. Dopo che la camionetta militare mi si parò davanti, due soldati mi chiesero il mio il passaporto e mi invitarono a salire accompagnandomi in caserma, sequestrandomi telefono e macchina fotografica. Ero tranquillo fino a che non vidi dal gabbiotto un furgone parcheggiatosi di fronte e scesero due poliziotti in borghese che mi fissavano dall'altro lato della strada. Capii subito che erano lì per me, infatti dopo un pò, non so quanto tempo fosse passato, perché iniziavo a perdere la concezione del tempo dalla preoccupazione, tornarono i soldati lasciandomi nelle loro mani, i quali mi fecero salire a bordo del furgone portandomi nella caserma di polizia. Arrivati davanti alla stazione di polizia mi fecero scendere in fretta, mi spinsero in un lungo corridoio e mi fecero sedere in un piccolo ufficio con di fronte a me l'ufficiale con un computer. Per fortuna dopo l'interrogatorio mi lasciarono andare senza prima farmi firmare un foglio in arabo. All'inizio ero titubante a firmare, ma l'unico poliziotto che parlava a mala pena inglese mi disse che era per il mio rilascio e che non potevo entrare nella zona militare e soprattutto fotografarla. Io sbadatamente feci una fotografia alla piazza perché mi attirava un negozio incastrato in un Ksour, senza accorgermene che alle sue spalle c'era la caserma. Mi reputo fortunato perché se fosse capitato oggi, dopo il mio viaggio in Iran non so se mi avessero rilasciato così facilmente. L'Egitto è un paese aperto ai turisti, ai suoi incantevoli siti, alle sue favolose spiagge e al suo meraviglioso mare, ma non c’eravamo mai accorti, almeno io, di questo immenso muro, Giulio voleva solo fare la sua ricerca da libero cittadino. Basta muri, non vogliamo neanche scavalcarli e nemmeno morire per essere dei fantasmi per oltrepassarli.
Grazie Giulio...
Ivan Ske

Spazio dedicato a chi ama correre… oltre che viaggiare.
 Come una maratona
di Roberto D’Uffizi

Il vero ritmo maratona è quello prodotto dalla contrapposizione tra uno stato di rilassatezza mentale e azione propulsoria in avanti... ogni metro della maratona va conquistato, ma ogni metro va anche vissuto... e possiamo iniziare ad entrare nel nostro mondo esplorando la nostra solitudine.
 cominciamo a notare sul Lungotevere la folla che ci acclama: in questo momento tu sei l’acqua che s’infrange contro di loro, essi stessi un argine capace di ributtarti in mezzo e sospingerti avanti.
…un’esistenza essenzialmente piena d’indifferenza e di sentimenti circoscritti a un ristretto ambito. Un mondo piccolo piccolo quando in realtà nell’anima potrebbe essere vasto come l’universo che si espande perpetuamente.
Ogni forma d’amore, che è sempre incondizionata, non ha risposte.
Intendiamoci, i miglioramenti in assoluto certificano e gratificano la nostra dedizione, ma se c’è una vita espressa in numeri, deve esserci anche una vita che i numeri li interpreta, così nella vita in generale come nel running in particolare, altrimenti la corsa (e la vita) non regalerebbe(ro) altro che fasi di sproporzionata euforia che si alternano a quelle di altrettanto spropositato abbattimento.
 I primi 21 km servono proprio per capirsi: indossi una maschera che cela la coerenza e la sua opposizione e decidi tu chi tra le due vince, stabilisci se l’umiltà è un limite e sinonimo di arrendevolezza e scarsa competitività, oppure di forza necessaria per la seconda parte.
Per un giorno il mondo s’è fermato, per un giorno è il mondo che stai sognando…a quel punto penserai costruttivamente al traguardo: se i tuoi occhi ormai secchi e disidratati riusciranno ad inumidirsi e un velo di commozione prenderà possesso di te, quello sarà il traino che ti consentirà di superare quella (maledetta) ascesa, sentirai che quel groppo in gola rivitalizzerà le tue gambe
Avrai imparato a conoscerti ancor di più, a toccare il tuo limite, avrai imparato a dare il meglio di te stesso, Ma soprattutto avrai vissuto una giornata unica e se desidererai vivere qualsiasi giorno della tua vita quotidiana come questo che hai appena trascorso, allora realizzerai che la maratona (anche condotta con l’obiettivo di raggiungere il miglior risultato possibile), è terra di una mente e un cuore che si aprono, dove si è in armonia col mondo intero, dove si gioisce del successo altrui e non si svilisce il proprio impegno palesando perenne insoddisfazione, dove ci si aiuta vicendevolmente e ci si incoraggia, dove anche uno sconosciuto è meritevole di uno sguardo, di un sorriso e di un gesto. Perché la vita è come una maratona: sembra così lunga ma è maledettamente breve, sia che si vivano cent’anni, sia che se ne vivano cinquanta e la maniera più piena e umanamente appagante di condurre un’esistenza, è proprio quella di viverla come fosse una maratona.

Ogni volta
Ogni volta che torno a casa lascio dietro un pezzo di me é sempre un enorme tonfo al cuore … uno strazio … la gente gli odori … gli amori ... Ogni volta che torno non sono piu lo stesso … sono cambiato … cambio ogni volta. Viaggiare è anche soffrire ci sono state volte in cui sarei rimasto li … si proprio li quel puntino sul mappamondo si, sarei proprio rimasto li ma alla fine ho fatto sempre la scelta più ovvia … più razionale … è proprio a quel bivio che non mi sono mai sentito libero ad ogni bivio ho fatto sempre la stessa scelta mi è sempre mancato il coraggio e alla fine ho fatto sempre il contrario di ciò che volevo si … mi è proprio mancato quel coraggio … forse questa dote appartiene solo ha chi non ha nulla da perdere a chi è disperato e non ha scelte o semplicemente a chi ha piu pelo sullo stomaco e allora ciò che mi rimane è sempre e solo quell’angoscioso nodo in gola quando seduto in economy class, guardando dall’ovale del finestrino vedo i miei sogni diventare sempre più piccoli per poi svanire … per sempre ogni volta mi è mancato il coraggio di essere completamente libero.
di Alessandro Ranucci

In questo numero del Graffio diamo il bentornato a Gianluca Crisantema … mi piace spendere qualche parola in più su di lui, semplicemente perché credo che il suo ritorno racchiuda un significato particolare … Sono sicuro che lui non se ne sia neanche reso conto, ma torna a scriverci ad 1 anno esatto da quella email che ci inviò e che decidemmo di pubblicare nel numero di giugno scorso, eleggendola a “Manifesto del Graffio”. Forse è solo una coincidenza o una magnifica suggestione, ma a me piace pensare sia un bellissimo segno del destino, che ad un anno esatto da allora, ci esorta a continuare, a spostare l’asticella dei pensieri sempre avanti, che ci regala la gioia di constatare che molti si stanno affezionando a questo spazio e gli fa piacere tornare … come ha fatto Gianluca e come fanno alcuni di voi … un pò come facciamo tutti noi nei nostri viaggi, quando scegliamo un luogo in cui ci piace sempre tornare … in cui ci sentiamo a casa … ci sentiamo sereni … ci sentiamo bene … Beh che sia allora questo il luogo dove amate tornare quando ne avete piacere … dove sentirvi liberi di esprimervi e lasciarvi andare nella maniera che piace a noi del Graffio e che così bene descrisse Gianluca in una frase della sua mail… “”… pensieri sciolti, liberati sulla pagina alla rinfusa, come si fossero rovesciati da un bicchiere, o fossero macchie di colore lanciate sulla tela dalla mano di un artista …”
Ecco allora che questo mese partiamo col racconto di Gianluca del suo ultimo viaggio, fatto a febbraio in Thailandia dal titolo
“Girovagando per le isole della Thailandia”
Buon Graffio a tutti
Alessandro Ranucci

 IL VIAGGIO LE EMOZIONI DEL NOSTRO ULTIMO VIAGGIO
Spazio dedicato alla sintesi delle nostre emozioni quelle dell’ultimo viaggio … il più bello … il più vivo … il più immenso
Girovagando per le isole della Thailandia
di Gianluca Crisantema
La pioggia ci inseguiva ovunque.. I primi giorni, pensavo volesse uccidermi nel sonno! Per colpa mia, era partita con un’idea, e stava restando delusa.. Ma poi gli incontri con la gente, i colori, il cibo, fecero la loro parte: si innamorò del girovagare che piace a me, senza meta.. Di non portare più l’orologio al polso (perché non serve sapere l’ora).. Di fermarsi tra le bancarelle di un mercato per assaggiare le specialità del posto, senza immaginare cosa stai gustando.. Ringrazierò sempre la Thailandia per averle fatto scoprire il significato del viaggiare, del perdersi nello sguardo curioso di un bambino, o in quello segnato dai giorni passati, di un anziano.. Ora anche lei sa che se il tempo è bello.. Bene! Se no.. pazienza! Ogni paese è splendido ed interessante, sia sotto il sole, sia sotto il diluvio.. cambiano solo i colori e gli scenari che ti circondano.. Ma chi incontri, sarà sempre la stessa gente felice di dividere e mostrarti quanto di più bello e caro hanno..
HAT YAI, ai confini con la Malesia. Avevo letto di un’anonima città di confine, non molto bella, e non mi aspettavo molto; d’altronde saremmo rimasti li solo per la notte. Invece usciti dall’albergo abbiamo trovato una grandissima festa in strada per la celebrazione del capodanno Cinese, con tanta gente sorridente e come sempre intenta a divorare qualsiasi cosa.
Ko Lipe. l’isola è veramente bella e vale la pena del viaggio; il mare è di un turchese così carico che lascia senza fiato.. L’alba è mistica.. Passeggiare sulla spiaggia liberata dalla bassa marea, mentre il sole inizia a “pennellare” di viola e arancio tutto, ti apre il cuore e la mente.. Capisci il perché certi posti sono magici..
Vi suggerisco un giro nelle isole del Tarutao national park, di cui Ko Lipe fa parte..
 Ko Libong. camminando lungo la spiaggia Vi potrà anche capitare di percorrere tutta la baia incontrando solo alcuni bambini del villaggio di pescatori, che incuriositi si avvicineranno per un approccio sincero, fatto di sorrisi e gesti.. Passeggiando tutti sorridono e salutano, non ti senti mai invadente, mai fuori posto. I bambini che avevamo conosciuto alla mattina, più tardi nel pomeriggio sono venuti a cercarci portando i compagni, ed approfittando della bassa marea, tutti insieme siamo partiti alla ricerca di alcune delle bellissime conchiglie che la marea lascia sulla spiaggia dorata.. Abbiamo vissuto un pomeriggio semplicemente magico. E su quest’isola abbiamo ammirato alcuni tramonti davvero spettacolari: restavamo incantati, come bambini davanti ad uno spettacolo di magia.. Si poteva solo restare ammirati, con lo sguardo rivolto verso il mare, mentre tutto intorno, ogni cosa si tingeva di calde sfumature dorate..
Ko Mok, non eravamo molto preparati, avendola scelta quasi all’improvviso.. quest’ isoletta ci ispirava maledettamente, ma senza un motivo particolare.. Avete presente quando si ha la sensazione che un posto sia quello giusto? Ecco, proprio così.. Scelta azzeccata! L’isola ci è piaciuta molto.. Belle spiagge, un piccolo centro, ed alcuni caratteristici e colorati villaggi di pescatori, che al tramonto si animano con il ritorno delle barche dopo la pesca.. Ma soprattutto la fortuna di aver conosciuto sempre persone molto cordiali e disponibili.
 Poi devo dire (a nostro merito) che cercare di essere sempre educati e rispettosi, aiuta molto nel farsi accettare e voler bene: l’unica regola che ho per i miei viaggi è il rispetto della cultura e delle usanze di chi incontro, sempre.

NICARAGUA … paese straordinario!
 di Cristina F.
Il vulcano Conception nell’isola di Ometepe in particolare mi ha stregata, il solo osservarlo mi dava una strana energia, come se avesse un potere, non avevo mai provato nulla di simile nei miei tanti viaggi… Solitamente amo osservare la natura, mi emoziona, ma nessun elemento mi ha mai trasmesso questa sorta di “connessione diretta ” come ad Ometepe.
Tuttavia voglio parlarvi della gente, persone meravigliose che abbiamo incrociato durante il nostro percorso, perché se ci penso lo spirito della gente del posto è fondamentale per la buona riuscita di un viaggio.
 Non so descrivere l’orgoglio e il fervore con il quale ci ha parlato della sua Terra, la pazienza e la sua grande voglia di farci partecipi della storia del suo Paese (con tanto di disegni vari lì dove avevamo qualche difficoltà). Sono state 2 ore davvero istruttive per noi, non potevamo chiedere di meglio : una lezione da un nicaraguense sul Nicaragua e era solo l’inizio del nostro viaggio!
Masatepe e lui non era molto propenso, a suo parere non c’era nulla di interessante lì ed invece arrivati al pueblo, l’ho fatto ricredere (io che “faccio conoscere” un paese della sua zona ad un locale, roba da pazzi)! Abbiamo visitato la chiesa perché volevamo vedere il Cristo Negro, dal campanile c’era una splendida vista sul vulcano Masaya, si è messa a chiamare a gran voce il prete che in abiti civili stava lavorando nell’ orto … Questo signorotto è arrivato tutto trafelato e ha accettato di aprire la porta che ci avrebbe condotto al campanile, è stato davvero emozionante avere il privilegio di salire lassù e la vista effettivamente meritava !
Tutti si conoscevano nel bus e io pensavo “vedi che carini hanno fatto un’escursione di gruppo al mare…”, c’era un’energia positiva nell’aria. Dopo un po’ arriva il signore con cui avevo parlato, sono convinta che è il bigliettaio e mi richiede dove dobbiamo scendere, sono sorpresa poiché teoricamente il bus da Las Penitas ferma solo a Subtiaba, la gente intorno dice che loro sanno dov’è e che glielo diranno quando fermarsi… io chiedo quanto gli dobbiamo per la corsa e lui mi risponde “Nulla, questa è la cortesia di noi nicaraguensi!”. Finalmente realizzo che siamo su un autobus privato e ci hanno dato un passaggio!!!
 Aveva capito che eravamo stranieri e ci voleva lasciare un portafortuna che ci avrebbe protetto … se ci ha chiesto soldi? Naturalmente no, era un gesto del tutto disinteressato e di cuore! E poi mi si chiede perché viaggio… sono i piccoli gesti come questi che fanno la differenza in un Paese e constatare ancora che esiste la generosità, la voglia di aiutare il prossimo, di conoscere e scoprire l’altro, la naturalezza degli essere umani, sempre più nascosta nelle nostre ricche nazioni. Una delle scene che serberò di Granada, non sono tanto i palazzi colorati o le strade pittoresche , ma le vie secondarie che intorno al tramonto si animavano di gente che con le loro sedie a dondolo sui marciapiedi guardavano la tv posta all’interno della casa, o facevano quattro chiacchere con i vicini, i bambini che occupavano letteralmente le strade per giocare a baseball … la semplicità nella sua essenza! _______


ECUADOR
La via dei vulcani
 di Ruggi Morenita
a Mitad del Mundo, monumento a uno dei punti attraverso il quale passa la linea dell'equatore, dove ci regaliamo il piacere di una foto con un piede nell'emisfero nord e con l'altro nell'emisfero sud. iniziamo il percorso tra le due cordigliere andine, attraverso un paesaggio ricco di laghi e montagne, che ci conduce fino al mercato di Otavalo in un esplosione di colori, profumi ed odori dove si respira la solita atmosfera magica e malinconica che solo le Ande sono capaci di trasmettere. Un’altra meraviglia è la laguna de Cuicocha, lago vulcanico a 3220 mt, incastonato in uno scenografico cratere spento l'interno del quale è occupato da un grande lago con due isole al centro, che con il sole assume un colore blu cobalto.
 la laguna di Quilotoa considerata la più bella di tutto l’Ecuador. Si sale fino a 4.000 metri in un paesaggio deserto, selvaggio ed affascinante, fino al cratere di tre chilometri di diametro, che, con alte pareti strapiombanti accoglie al suo interno, un lago spettacolare dalle acque che variano dalla tonalità blu al turchese. Arriviamo a Banos lungo la Via delle Cascate verso la giungla amazzonica. Dirigendoci a Riobamba, la strada attraversa le pendici del vulcano Tungurahua, uno dei più importanti e attivi della regione andina. Da qui prendiamo il treno delle Ande un convoglio 10 sferragliante che sembra un treno del far west. Il treno, in lunghe ore di lento e scenografico viaggio, con pendenze sempre ardite e continui tornanti ci porta ad Alausì ed alla mitica Nariz del Diablo, un luogo dimenticato dal Signore. Arriviamo a Cuenca, una bella città piena di atmosfera. Il grande mercato dei fiori gestito direttamente dagli indigeni è una vera festa di colori.



Mini viaggio tra frasi fatte e il senso delle parole
di Giovanni Minelli
Quest'estate tutti i viaggiatori devono
provare a chiedere " come va'?" o ad
augurare "buona vita" nelle più svariate
lingue e nei posti più assurdi del mondo e
poi vediamo cosa succede...

MURO
Mi è arrivato un video da parte di Asgar, il giostraio di Minab. Mi ha colpito molto la loro immensa fantasia e creatività. Mi fa sperare in un mondo migliore dove ancora non sono riusciti a rubare i nostri sogni. Chiunque si domanderà cosa diavolo si deve venire a fare in un paesino tra la polvere dove non c'è assolutamente niente, invece io ho trovato tutta l'emozione della quotidianità dei loro cordiali e ospitali abitanti. Anch'io appena sono arrivato col taxi collettivo alla piazza principale di Minab ero molto spaesato, ma subito dopo mi sono trovato nel paese delle meraviglie, con le loro donne Baluci mascherate. Abbattete quel muro delle rotte turistiche e perdetevi in una qualsiasi città sconosciuta, buttatevi a capofitto e le sorprese saranno lì ad aspettarvi dietro l'angolo. Se non avete il coraggio di farlo rimarrete per sempre appesi a quel muro con le gambe penzolanti nel vuoto.
Ivan Ske

VERSI LIBERI
DONNA
 Senza te sarei vuoto a perdere, il sogno più Bello da non chiedere, la scusa più ovvia per evadere! La passione sfrenata Che cenere fa ardere, senza di te non ci sarebbero profumi, il mondo sarebbe senza controllo perché tu vigili sull'uomo sei l'essenza ma anche il suo crollo, le tue labbra chiamano baci da rubare al vento, mentre il trasporto perdona ogni tradimento, donna di notte, donna di giorno, regina di cuori, padrona del mondo!
Pino Bramante

DEDICA AL GRAFFIO
Scrivo solo per te.
Perché sei l’unico che mi capisce
Tu sei tutto per me
Costui il quale mi arricchisce
Non ti lascerò mai
Pur di non uscir la sera
Sei la mia droga oramai,
il mio sogno che si avvera.
Ivan Ske

In quel lucchetto c’è tutta la differenza tra una realtà che non sento più mia e l’altra che tento di recuperare

di Alessandro Ranucci

Nell’era dei social network, in cui i pensieri scorrono come la rotellina del mouse e in cui le parole perdono il loro valore, io mi tengo
stretto il mio Graffio .. Viviamo in un epoca di perenne “OVER”, in cui tutti scrivono, tutti condividono emozioni ed esperienze nel web,
pensando che siano in tanti disposti ad impiegare del tempo per interessarsi al loro mondo e alla loro vita, non accorgendosi
dell’enorme equivoco in cui sono caduti. In rete si vive nell’aspettativa che ciò che mostriamo di noi sia condiviso ed apprezzato e si
prova gratificazione nel trovare una tribù disposta a capirci e a seguirci nelle nostre idee. Purtroppo però pochi riescono ad
ammettere la “solitudine social”, quella che intasa i server di parole ed immagini, chiudendo le vite in recinti di “bit”, rubandole al
reale, privandole dell’emozione di trovare conforto, condivisione ed amore negli occhi della gente in carne ed ossa. Nel web il flusso dei
pensieri e delle emozioni è cosi veloce che la nostra mente non è più in grado di mettere a fuoco e concentrarsi su ciò che veramente
può interessare o piacere. Ecco che allora ogni pensiero è uguale all’altro, le emozioni non hanno spessore, tutto si schiaccia sull’asse
delle X e nulla più ha la propria forma. Tutto si ripete, tutto perde di significato. Da un po’ di tempo sto vivendo un progressivo
allontanamento dai social, perché non sento di aver bisogno del supporto e della considerazione degli altri se non riesco a capire se
siano veri e reali. Non sento il bisogno di mettermi in vetrina e fare il pieno di “mi piace”. Da questo punto di vista il Graffio lo sento
più vicino a me .. il bello del Graffio è che è fine a se stesso, non vive del consenso o della critica degli altri, totalmente assenti. Il
Graffio è una grande prova per se stessi, per non incappare nuovamente nell’equivoco del consenso, ma semplicemente liberarsi ed
esprimersi, senza onde di ritorno. Non sappiamo quanti di quelli che ricevono il Graffio lo leggono veramente, a quanti piace o quanti lo
criticano, non abbiamo nessun tipo di riscontro positivo o negativo, eppure continuiamo ad esistere da due anni. Siamo come attori o
cantanti che si esibiscono ad occhi chiusi e con i tappi alle orecchie ... Ogni volta non sappiamo se ci sia qualcuno a vederci ed
ascoltarci, eppure ci “esibiamo” lo stesso!. Questo salto nel buio eccita e sprona la mia mente ad essere sempre attiva e prolifica e lo
scrivere qualcosa per me stesso mi da enorme gioia ... la mia gioia .. la vera gioia! Fuori, nel vero web, tutto mi sembra finto, perché
non ce nulla di fine a se stesso, la gioia mi sembra finta, il dolore a volte mi sembra finto, la solidarietà spesso anche finta. Si perché
se si è perennemente sotto l’occhio del grande fratello, molti nostri pensieri sono frutto di calcolo, le nostre idee potrebbero essere
condizionate e le verità, con molta probabilità, sono mezze verità. Non sarà mai come scrivere per se stessi, come nei diari che
scrivevamo diversi anni fa ... In quei diari c’era tutta la vera essenza di noi e non so se vi ricordate, molti avevano il lucchetto.
Immaginate l’importanza ed il valore che potevano avere quei diari se avevamo la necessità di proteggerli dagli altri addirittura con un
lucchetto. Proprio l’esatto contrario di ciò che accade oggi, in cui non abbiamo più segreti, sempre alla ricerca della condivisone ed
approvazione, come se non riuscissimo più a cavarcela da soli e avessimo continuo bisogno di essere considerati. In quel lucchetto
c’è tutta la differenza tra una realtà che non sento più mia e l’altra che tento di recuperare, anche attraverso le pagine del Graffio. Ho
bisogno di un approccio più intimistico alla vita e con le persone, e forse di un piccolo, nostalgico ritorno al passato ... che un po’ mi

manca.